8. La tecnologia




Le indagini sulla morte di Giovanni Leone, rinvenuto (non si sa ancora come) cadavere a Carrù, stanno dando i primi risultati. L’uomo risiedeva nel nord Piemonte e pare fosse coinvolto in qualche traffico di droga. Ma non solo… quella mattina volava sul paese, oltre alle solite mongolfiere, anche un drone “misterioso”. Sembra simile a un prototipo trafugato l’anno prima e l’azienda produttrice del software è la “DF soft spa”, la stessa che in paese gestisce l’app turistica “Carrù, città dei Presidenti”

Mercoledì 24 luglio ore 08,32,

la segretaria della DF soft spa mi pare particolarmente nervosa mentre mi mette in attesa con le note di “Volare, nel blu dipinto di blu”. L’ingegnere De Factis, responsabile comunicazione dell’azienda, mi pare altrettanto a disagio. Mi rivela che sono sotto inchiesta da parte dell’AISI per il furto del drone. Pare che qualche “talpa” all’interno della DF abbia manomesso il software per consentire il controllo da remoto. Alcuni brevetti tecnologici, coperti da segreto militare, potrebbero essere a rischio e questo giustifica l’intervento dei servizi segreti.

Mi congedo da lui chiedendogli se conosce la vittima. «Non mi pare» è la secca, ma ambigua risposta. Chiedo inoltre se un drone di quel tipo possa essere in grado di trasportare un uomo e a che distanza.

«Sì, dispone di 900 km di autonomia, e può trasportare fino a 150 kg di peso. Ma mi lasci una mail che le invio immagini e una scheda tecnica dettagliata del mezzo».

Ore 09,18 apro la mail proveniente dalla DF soft spa, oltre alle caratteristiche già note, un’altra peculiarità mi colpisce. Il drone è dotato di un sistema di controllo di volo automatico ad altissima precisione che gli permette di viaggiare anche a bassa quota sfruttando i segnali non solo del GPS, ma anche quelli delle reti Wi-fi comunali, dei ripetitori 5g o di un semplice cellulare. Il motivo “nobile” per cui è stato progettato è la consegna di organi per trapianti, rifornimenti di cibo o operazioni di salvataggio in zone inaccessibili, ma nelle mani sbagliate diventa perfetto per il trasporto di droga, armi e, perché no, cadaveri.

Mentre penso a tutti i possibili usi leciti e soprattutto meno leciti, arriva una mail dalla Questura dal titolo “Esiti primo esame autoptico Giovanni Leone”. L’assenza sia di traumi importanti ante mortem, sia di indicatori che lascino supporre un’overdose di droghe o farmaci e i modesti livelli di alcol presenti nel sangue portano a ipotizzare una morte naturale dovuta a infarto miocardico.

«Bonetti! – mi dice dalla porta il maresciallo Bresciano –. Andiamo insieme dalla statua di Giovanni Gronchi, lì vicino al monumento del Bue, che c’è il Gianotti che sta dando spettacolo e tu sai come calmarlo». «Comandi».

Ore 10,54, arriviamo in piazza Divisione Al­pina Cuneense dove una discreta folla di curiosi osserva divertita “Giors el matt” posizionare una sedia accanto a Gronchi per poi cadere a terra e urlare «Ma chi ti credi di essere!», riprendendo la famosa satira di Tognazzi e Vianello del 1959. «Non fosse che è pieno di telecamere e di cellulari, lo arresterei per vilipendio al Presidente della Repubblica», mi dice piuttosto stizzito il maresciallo.

«Giusto, rischiamo una figuraccia!». In quel momento Giors mi vede e sale in piedi sulla sedia urlando: «Ciao Bonetti, hai visto come sono bravo?». Centinaia di occhi si puntano su di me e non posso far altro che ricambiare con un timido cenno della mano il saluto. Vorrei sprofondare! Ma inaspettatamente le persone presenti in piazza esplodono in un fragoroso e spontaneo applauso, forse per rispetto alla divisa che indossiamo, o più semplicemente perché divertiti dal numero del Gianotti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *