Un romanzo per trasformare Carrù in una meta turistica e culturale.




Il mistero del cadavere ritrovato a Carrù in piazza Caduti diventa un caso nazionale, arrivano anche le troupe della televisione. Giorgio Gianotti, “Giors el matt”, dice di sapere chi è il morto: si chiama Giovanni Leone, di Crescentino. Il fatto che sia stato trovato proprio a fianco della statua del presidente Giovanni Leone (le sculture degli ex presidenti della Repubblica sono sparse in vari punti del paese tanto che Carrù è diventata la “città dei Presidenti) potrebbe quindi non essere proprio una coincidenza. Il racconto è narrato in prima persona dal carabiniere Bonetti…

Lunedì 22 luglio, ore 17.00,

uno speciale di Rete 4 dal titolo “Il delitto del Presidente” si apre con l’inviato davanti alla statua di Enrico de Nicola, proprio davanti al museo della Repubblica, ospitato nell’ex Scuola materna su corso Luigi Einaudi. Nel giro di poche ore l’identità dello sconosciuto, confermata dal riconoscimento da parte della sorella, è ormai nota. C’è anche un collegamento tv a Crescentino, con le immancabili interviste a parenti, amici o semplici passanti.

«Era un bravo ragazzo gentile con tutti», dice il proprietario del bar. «Lo prendevamo in giro per il suo nome da presidente», ribatte il messo comunale. «Una così brava persona, mi accudiva il cane quando ero via», gli fa eco il vicino di casa. La spettacolarizzazione dell’ovvio e dell’inutile. Bah. Nella mia mente vi è ormai quasi la certezza che si tratti di un omicidio e per di più premeditato. Difficile immaginare una casualità il fatto che il signor Giovanni Leone venga trovato morto nelle vicinanze di una statua dedicata al suo illustre omonimo. In attesa dell’esame autoptico che fornisca indicazioni più precise sulle cause del decesso, occorre trovare un movente plausibile, per meglio focalizzare le indagini. La telecamera del Comune che inquadra la statua ci dà l’ora esatta (5,18) della caduta, avvenuta a velocità elevata, ma nessun altro dettaglio utile.

«Bonetti vieni qui che iniziamo», mi dice il maresciallo. Nel suo ufficio è presente il capitano Ligesti e collegato in videoconferenza il sostituto procuratore dottor Assunti. Dopo i saluti di rito prende la parola proprio il procuratore. «Maresciallo Bresciano, vedo dal verbale che nessun elemento utile scaturisce da quanto dichiarato dai presenti ascoltati sul luogo del delitto». «Esatto dottor Assunti – replica il maresciallo – e vista anche la dinamica, tenderei ad escludere che tra i residenti nelle immediate vicinanze del luogo del delitto, vi possa essere un colpevole. Quel corpo, come si intuisce dalle sue condizioni e dal video di sorveglianza, è caduto da un’altezza di qualche decina di metri o più, sia i tetti della chiesa che il campanile sono troppo lontani. A mia opinione può solo essere caduto da un aeromobile».

«Mi permetta dottore – prende la parola il capitano – la zona è spesso sorvolata da mongolfiere e nei minuti successivi al ritrovamento, come confermato dai colleghi, almeno un paio erano in volo. Se lei è d’accordo, inizierei proprio da qua le indagini». «Mi sembra sensato – replica il sostituto procuratore – procedete pure. Nel frattempo, sento le caserme di Crescentino e di Milano per avere qualche dettaglio sulla vita privata e sul lavoro del Leone». «Ci aggiorniamo domani alle 17. Buon lavoro, Bonetti».

«Comandi capitano». «Quanti sono i “campi volo” nelle vicinanze?». «Al­meno tre – gli rispondo – ma il fatto è che, viste le alte temperature, decollano sempre all’alba: a quest’ora del pomeriggio difficilmente troviamo qualcuno». «Non c’è problema – replica deciso – , li contatti immediatamente e prenda appuntamento domani mattina dalle 4 alle 6». «Signor sì!». Mentre mi congedo dai superiori, immagino però che la caduta da una mongolfiera sia poco probabile, per decollare e atterrare occorrono almeno tre, quattro persone oltre al pilota. Troppa gente, troppi testimoni