3. L’identificazione

Lunedì 22 luglio, ore 14.06,

il misterioso caso tiene banco sui social e persino sui notiziari nazionali. Nonostante la richiesta di discrezione, il telefono della caserma trilla senza posa per via delle continue chiamate dei giornalisti. Ho appena preso servizio quando Giorgio Gianotti (identità e problemi psichici noti da tempo, a Carrù lo chiamano “Giors el matt”), sostanzialmente innocuo, ma un po’ “mitomane” inizia a urlare proprio sotto la caserma: «Ascoltate, ascoltate io so tutto!».

Provo a ignorarlo, ma vedo dalla finestra che una troupe Mediaset, appostata sotto i platani di viale Vittorio Veneto, si sta precipitando verso di lui. Ci manca solo che lo intervisti Canale 5! Chissà cosa sarebbe capace di inventarsi. Mi fiondo per le scale, blocco il tecnico che, rapido come un lampo, lo sta “microfonando”. «Giors – gli dico prendendo­lo sottobraccio – cosa mi combini, la tua bicicletta l’abbiamo trovata, vieni su con me per chiudere il verbale».

«Ma ma ma… quale bicicletta?», balbetta mentre me lo trascino quasi di peso in caserma. Lo faccio accomodare in sala di attesa e gli offro un caffè. «Ma ti sembra il caso – gli dico bonariamente – con tutto il casino che abbiamo in paese di metterti a urlare che sai tutto». «Se sai veramente qualcosa, prova a dirmelo, con calma».

«I presidenti muoiono sempre due volte (ecco sta delirando come al solito, penso), dopo Giovanni Leone toccherà a Oscar Scalfaro, a Sandro Pertini o magari ad Andrea Segni». «Antonio, si chiamava Antonio» preciso inutilmente. «Le statue di bronzo di Carrù li hanno riportati in vita e ora devono di nuovo morire per riequilibrare il cosmo».

Un mio gran sospiro e una faccia piena di scettico disappunto finalmente lo fermano. Si infila una mano in tasca ed estrae lo smartphone. «Guarda qua, questo è Giovanni Leone». Con mia grande sorpresa mi mostra il volto di un uomo che pare quello morto in piazza e il suo profilo Facebook, pur non aggiornato da anni, non lascia dubbi. Si chiama Giovanni Leone, di Crescentino (provincia di Vercelli)». «Maresciallo, questa la devi proprio vedere».

«Cosa urli?» mi risponde dal suo uffcio. Gli vado incontro col telefono di Gia­notti in mano. «Oh oh potrebbe essere lui, ma vista la fonte “non ufficiale” meglio verificare. Conosco un brigadiere di Crescentino, ora lo chiamo».

Nel giro di qualche decina di minuti abbiamo la conferma che a Crescentino vive un Giovanni Leone e che, la sorella, contattata telefonicamente, non ha sue notizie da sabato. Molto probabile che sia lui.

“Giovanni Leone di anni 58, celibe, con piccoli precedenti per tentata rapina e spaccio, da due anni lavorava a Milano come intermediario immobiliare per la “Case&case”. Preferiva spostarsi con lo scooter. Un Piaggio Beverly 350 dotato di “Telepass”. Si legge nella mail inviataci dal brigadiere.

Bene, abbiamo fatto un passo avanti nell’indagine, ma ora come faccio a portar fuori di qua il Gianotti.

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