Un romanzo per trasformare Carrù in una meta turistica e culturale.




Bonetti, carabiniere in servizio a Carrù (che racconta in prima persona), riceve una chiamata di prima mattina: a Carrù, in piazza Caduti, c’è il cadavere di un uomo. Il corpo è disteso prono, a meno di due metri dalla statua di bronzo del presidente Leone. Suicidio, tentativo mal riuscito di arrampicarsi sulle mura della Chiesa? I carabinieri sul posto indagano…

Domenica 21 luglio, ore 7,02.

Ecco il medico legale. Con lui due sottufficiali della Scientifica che transennano l’area e iniziano ad esaminare da vicino il corpo. Nel frattempo, arriva anche una folla di persone con bermuda e camicie a fiori, probabilmente viaggiatori appena “scaricati” da un pullman.

Da quando Carrù è diventata la “città dei Presidenti”, il turismo è aumentato a dismisura. Molte le scolaresche, molti gli stranieri, in particolar modo americani, sempre colorati e chiassosi, ma col portafoglio gonfio. Una bella boccata di ossigeno per l’economia locale.

«Bonetti, mi tenga a distanza la gente!», mi urla il maresciallo della Scientifica. «Comandi signore, faccio del mio meglio – (detto con tono rispettoso, ma in modo da fargli capire che senza aiuto non posso fare di più)». In mezzo alla confusione, cerco anche di sentire cosa dice il medico legale. «Sospette fratture interne e alla scatola cranica, compatibili con una caduta da un’altezza elevata; la relativa scarsezza di sangue lascia però supporre che fosse già deceduto prima dell’impatto. Un leggero rigor mortis e la temperatura interna collocano il decesso all’incirca tra le 3 e le 5 di stamattina». Quindi, penso tra me e me, potrebbe anche non trattarsi di un incidente, di una bravata finita male, ma di un omicidio compiuto in precedenza. Sì ma da dov’è caduto allora, come è arrivato lì e soprattutto chi è quell’uomo? Il rumore di una serranda che si alza mi distrae; il bar sulla piazza, finalmente, è in apertura. Ad ampi gesti faccio intendere che mi serve un caffè, pochi minuti ed eccolo fumante tra le mie mani. Odio la tazzina in “carta”, ma non posso certo assentarmi per mettermi a un tavolino. Da via Mazzini due agenti della Polizia locale arrivano a passo spedito, finalmente un aiuto concreto per allontanare i curiosi. Mi volto e vedo il cadavere ormai supino con i colleghi intenti a cercare documenti o elementi utili per l’indagine.

Nulla, non ha il portafoglio, quindi nessun documento, neanche un cellulare, solo un anello al dito pollice della mano destra. Mi tolgo il cappello per detergere il sudore dalla fronte. Il sole ha ormai asciugato totalmente l’asfalto e l’aria frizzante del mattino ci sta abbandonando.

«Sarà un’altra giornata calda e afosa, Bonetti – mi dice il maresciallo Bresciano toccandomi una spalla – : il nostro compito qui è finito, torniamo in caserma a redigere il verbale».