Risolto il grande mistero del cadavere ritrovato a Carrù, che ha tenuto in ansia un intero Paese. Giovanni Leone era morto a causa di un malore a Stresa, mentre si occupava del carico di droga per conto dei narcotrafficanti. Questi ultimi hanno tentato di liberarsi del cadavere legandolo al drone (abitualmente utilizzato per il trasporto di pasticche). Solo per un caso, il corpo era caduto proprio in piazza Caduti a fianco della statua intitolata all’omonimo presidente Giovanni Leone. Ma ora resta da smantellare la rete di malviventi francesi, implicati nel traffico... I Carabinieri hanno teso una trappola sfruttando la collaborazione del “pentito” De Factis.
Martedì 29 luglio ore 1,55.
Il pallido quarto di luna calante non riesce a superare le dense nubi sopra di noi. A tratti piove, con scrosci di breve durata e intensità. Il maresciallo Bresciano, con altri tiratori scelti, è appostato sui tetti dei palazzi di piazza Mercato. Io e altri colleghi in borghese siamo nascosti nelle vicinanze. De Factis è lì in piedi, con la sigaretta accesa accanto alla statua del presidente Napolitano, a pochi metri la Bmw con il carico di “pastiglie”. Il paese, vista l’ora, è ovviamente deserto. Abbiamo le radio con gli auricolari, per non tradire la nostra presenza. Ci si aspetta che i francesi arrivino dall’autostrada, ma sono presidiate anche via Roma e la circonvallazione. È il secondo appostamento notturno in meno di due giorni, mi auguro vivamente di mettere presto la parola fine a questa indagine e di godermi un po’ di riposo. I minuti passano e le radio tacciono. De Factis guarda il cellulare e poi finge di allacciarsi una scarpa, il segnale che qualcosa non va. Vedo il capitano Ligesti avvicinarsi a lui e pochi istanti dopo sentiamo la sua voce in radio.
«I francesi hanno cambiato idea, chiedono di fare la consegna entro 5 minuti dai vecchi capannoni militari, sulla fondovalle Tanaro. Ho detto a De Factis di rispondere positivamente e di salire in auto, ma non possiamo muoverci tutti, daremmo troppo nell’occhio. Bonetti andiamo solo io e lei con la vettura blindata e passiamo al piano B».
Il piano B consiste nell’obbligare i malviventi a fuggire con l’auto di De Factis che, tramite gps, invia la sua posizione. Scendiamo lentamente per via della Stazione a fari spenti seguendo a distanza la Bmw. Proprio dalla rotonda in fondo si intravede parcheggiato sulla destra un Suv di colore chiaro. Ne scende un uomo che si piazza in mezzo alla strada, mitraglietta in pugno, e ferma l’auto guidata da De Factis intimandogli di scendere.
«Bonetti accenda i fari e acceleri», mi ordina il capitano. Il malvivente, evidentemente sorpreso dalla nostra improvvisa apparizione esplode alcune raffiche che ci raggiungono in più punti (per fortuna la blindatura e i vetri reggono).
Ci fermiamo a una trentina di metri, senza reagire. Non vogliamo che sospetti la nostra appartenenza alle Forze dell’ordine. Sale sulla Bmw di De Factis e si dà alla fuga verso Mondovì abbandonando il Suv (che si rivelerà poi, ovviamente, rubato e con targa falsa... nota di Bonetti). De Factis è steso a terra, per fortuna incolume. Ora sarà cura dei nostri colleghi seguire le tracce della vettura e agire di conseguenza in accordo con i gendarmi francesi. Arriva il maresciallo Bresciano con tutti gli altri. È un continuo stringere di mani e di congratulazioni, finalmente abbiamo scritto la parola fine... o forse no, manca ancora un pezzetto a questa storia.