Un romanzo per trasformare Carrù in una meta turistica e culturale.




I Carabinieri riescono ad intercettare il drone, carico di droga, che attraversa Carrù sulla rotta verso la Francia. Dallo stesso drone era caduto il corpo di Giovanni Leone (implicato nel narcotraffico). La soluzione del mistero è vicina… e viene convocato De Factis della DF Soft Spa che gestisce il software del drone.

Lunedì 29 luglio ore 9,12.

Nella tarda mattinata di ieri il drone gigante e quanto recuperato del suo cari­co di pastiglie rotolate per la scalinata del castello, sono stati trasferiti in luogo segreto. Nonostante il cordone di sicurezza, molte immagini e alcuni video del drone si trovano in rete, con grande disappunto dei nostri superiori. Le telecamere delle principali Tv nazionali (e non solo) stanno tornando nel paese. Carrù, la città dei Presidenti è di nuovo al centro dell’attenzione mediatica.

Nell’attesa dell’arrivo del sostituto procuratore e del capitano Ligesti, per redigere il rapporto, controllo nuovamente la mail con le informazioni su De Factis (della DF Soft spa che gestisce il software del drone e dell’app turistica “Carrù, città dei presidenti”). Noto la presenza di due proprietà immobiliari a Stresa, di cui una in vendita tramite l’agenzia “Case&case”, proprio quella con cui collaborava il defunto Leone. L’altra proprietà è un casale in collina, in mezzo al bosco, ma con un ampio prato sul retro. Ottimo per far atterrare e decollare un drone.

«Bonetti vieni che iniziamo – mi urla il maresciallo Bresciano –. Comandi, arrivo». Finalmente posso incontrare dal vivo il sostituto procurare Assunti. È proprio lui a prendere la parola complimentandosi per la gestione di tutta l’operazione. Rapida, precisa e senza effetti collaterali.

«Solo l’abbattimento del drone – continua – ha creato qualche mugugno nell’AISI, ma se non lo “tiravamo giù” in quel modo, a proposito maresciallo ottima mira, ci sarebbe sicuramente sfuggito».

«Mi scusi dottor Assunti forse ho trovato il collegamento tra Leone e De Factis, guardi qui», gli dico mostrando lo schermo del mio notebook. «Interessante, Bonetti – ribatte –. Direi che è ora di convocarlo qui a Carrù, deve fornirci parecchie spiegazioni ».

Ci interrompono le parole dell’appuntato. «Venite a vedere la TV, c’è il Gianotti in piazza Dante che sta rilasciando un’intervista in diretta».

«Maresciallo… – abbozzo – vai Bonetti, vai!», mi risponde sbuffando come una locomotiva a vapore in servizio sulla Bra-Ceva nel 1874. Arrivo in piazza con Giors intento a raccontare le proprietà di quelle pastiglie piovute dal cielo.

«La manna, la manna – ripete più volte –, il paradiso terrestre è di nuovo qui». In mano stringe una busta di plastica proba­bilmente piena di parte della droga “persa” dal drone. Si appoggia barcollante alla statua del presidente Antonio Segni e cade a terra come svenuto.

«Largo, largo, fate passare, qualcuno chiami un’ambulanza». Urlo mentre mi avvicino a Giors. Quando sono su di lui, vedo che mi fa l’occhiolino in segno di intesa (l’avrei strozzato con le mie mani… nota di Bonetti, è un po’ matto, ma non scemo da prendere pasticche trovate per strada). Lo tiro su, lo metto seduto. Arriva un bicchiere d’acqua e girandomi per prenderlo non riesco a tener conto delle telecamere e dei cellulari intenti a riprendere la scena. Dopo pochi minuti, ecco l’ambulanza. Salgo anche io e “sequestro” la busta di plastica. Saranno almeno un paio di chili, valore al dettaglio stimato oltre 100 mila euro. Mentre ci avviciniamo all’Ospedale di Mondovì un’idea ardita inizia a frullarmi in testa. Telefono in caserma e chiedo al dottor Assunti e al capitano Ligesti per cortesia di aspettarmi, mentre un’auto di servizio viene a recuperami. Folle l’idea. Ardita e folle. Lo stare vicino a Giors deve essere in qualche modo contagioso.