Un romanzo per trasformare Carrù in una meta turistica e culturale.




Siamo vicini alla soluzione del caso. I coniugi Rivetti, che nella mattinata in cui venne ritrovato il cadavere di Giovanni Leone a Carrù erano in volo in mongolfiera, vengono messi alle strette dai Carabinieri e spiegano il loro coinvolgimento con la DF Soft Spa. Ma non sembrano implicati nel traffico di droga su drone che a quanto a pare attraversa anche i cieli della “Porta d’la Langa”…

Sabato 27 luglio ore 17,24.

Rientriamo in caserma mentre il cielo di nuovo si colora di dense e minacciose nubi. Ci accomodiamo tutti e quattro nell’ufficio grande. I coniugi Rivetti sono seduti di fronte a me e al capitano Ligesti.

«Posso parlare», esordisce a sorpresa il signor Filippo. Il capitano fa un cenno di assenso. «Vedete – continua – io ero molto preoccupato dal fatto che mia moglie Graziella fosse turbata dopo che la sua denuncia di possibili usi illeciti dei programmi da lei creati, non avesse alcun seguito. Non ci dormivo la notte e avrei fatto qualunque cosa per porre fine a questa storia. Ho iniziato a studiare l’app “Carrù la città dei presidenti” e i punti in comune con il software che pilota il drone, scoprendo un “bug” (un errore di programmazione… nota di Bo­netti) utilizzabile per riprogrammare la destinazione finale. La mia idea era quella di far scaricare il carico del drone in Carrù. In modo da far partire le indagini. Per fare questo dovevano verificarsi tre condizioni. La prima è che il drone fosse in volo sul paese, la seconda che utilizzasse il segnale che dal campanile gestisce l’app “Carrù la città dei pre­sidenti” e la terza che io potessi inviare un segnale radio da distanza ravvicinata in modo da variarne la destinazione».

«Vediamo se ho capito – dico interrompendo il signor Rivetti –. Lei e sua moglie eravate in volo in mongolfiera domenica 21 all’alba per intercettare e dirottare il drone».

«Sì, esatto», replica Rivetti. «Graziel­a però, ci tengo a precisare, era all’oscuro di tutto. Pensi che avrei voluto farlo “scaricare” direttamente sul prato antistante la caserma. Purtroppo non sono stato così bravo e il tutto è avvenuto in prossimità della statua di Giovanni Leone in piazza Parrocchia».

«Lei era al corrente di cosa trasportasse il drone?», chiede il capitano. «Assolutamente no, mai avrei immaginato ci fosse un uomo e per di più omonimo del presidente Leone».

«È disposto ad aiutarci per rintracciare il drone?», continua Ligesti. «Ci possiamo provare – ribatte a sorpresa Graziella –, forse seguendo le tracce digitali che ha lasciato nei suoi viaggi, ho proprio qualche idea in mente».

In quel momento il maresciallo Bresciano, che seguiva l’interrogatorio dal suo ufficio, entra nella stanza e invita me e il capitano a seguirlo. «Ho delle comunicazioni urgenti da parte del vicequestore Assunti», ci dice nel corridoio. Sta piovendo a dirotto, speriamo non grandini, penso mentre ci sediamo nell’ufficio del maresciallo.