Un romanzo per trasformare Carrù in una meta turistica e culturale.




La signora Rivetti, che, quando venne trovato il cadavere di Giovanni Le­one, si trovava in volo in mongolfiera col marito sulla zona, viene interrogata a fondo. Specialmente per aver fondato anni prima la Df soft spa, che parrebbe implicata in un traffico di droga utilizzando droni telecomandati…

Sabato 27 luglio ore 15,47,

parcheggiamo tra la parrocchia e palazzo Lubatti. Con me e il capitano Ligesti ci sono i coniugi Rivetti . «Seguitemi, entriamo in chiesa», dice la signora Graziella. La luce che entra dalle finestre in alto rende particolarmente luminosa la navata centrale e un curioso riflesso di luce va a colpire “l’ultima cena” proprio in fondo a destra, a fianco dell’altare principale. I nostri passi risuonano nel silenzio, solo una donna sta pregando assorta di fronte alla Madonna del Rosario. Mi pare incredibile che un così splendido esempio di arte barocca con dipinti e statue di pregevole fattura sia quasi ignorato dalla folla di turisti che tutti i giorni arriva a Carrù.

La signora Rivetti appoggia il suo smartphone su un banco in legno e ci invita a guardarne lo schermo. Compare la distanza precisa (19.233 mm) dalla statua del Presidente Leone, ubicata fuori, a fianco della “vecchia campana”.

Poco sotto, sempre al “millimetro” le distanze da tutte le altre statue. «Vedete – ci spiega – sul mio cellulare ho una versione con molte più funzioni dell’app “Carrù la città dei Presidenti” e queste funzioni possono essere utilizzate per molti scopi come guidare con grande precisione e in modo automatico il drone gigante trafugato. Sono quasi certa – continua – che la DF soft spa o qualcuno vicino a loro sia coinvolto in qualcosa di illegale e per questo motivo ho sporto denuncia. Lo stesso software, che governa il drone e che in buona parte ho sviluppato io, è stato modificato da persone molto molto esperte. Non vorrei essere trascinata in tribunale per colpe che non ho».

«Ho capito – replica il Capitano –. Questo spiega tante cose, ma mi dica, secondo lei, come ha fatto il cadavere di Giovanni Leone a cadere proprio qui a fianco e con lei nelle vicinanze?».

«Di questo non ho idea – riprende la signora Finardi/Rivetti –, è una coincidenza piuttosto strana, talmente strana da immaginare che sia voluta. Io e mio marito abbiamo sorvolato Carrù e i paesi vicini in mongolfiera almeno 10 volte nell’ultimo mese in quanto, per lavoro, ora realizziamo filmati e fotografie in alta risoluzione che poi rivendiamo».

Già il marito, penso tra me e me. Mentre la moglie chiacchiera con disinvoltura e risponde a tono alle domande, il signor Filippo resta in disparte, tace e pare quasi assente.

«Scusate – mi intrometto –, forse potrà sembrare fuori luogo la domanda, ma come vi siete conosciuti?» (l’occhiataccia che mi lancia il capitano mi lascia intendere che il mio intervento più che fuori luogo è proprio inopportuno).

«Ci siamo incontrati nell’estate di cinque anni fa – risponde con tranquillità la signora Graziella –. Filippo lavorava presso una piccola azienda che si occupava di programmi per i rilievi topografici e la verifica di abusi edilizi tramite le immagini satellitari». «Quindi anche lei, signor Filippo – riprende Ligesti –, è esperto di computer e relativi programmi? Ma continuiamo in caserma che un interrogatorio in chiesa non è proprio previsto dal protocollo».

Mentre ci avviamo alla vettura, sbuca da via Mazzini un gruppo di scozzesi in kilt intenti a suonare con le cornamuse “Siamo la coppia più bella del mondo”. Deduco che sia un addio al celibato, molto divertente e molto alternativo.