Giovedì 25 Luglio ore 8,05.
Il primo caffè della giornata mi brucia ancora in gola, mentre il computer mi avvisa di due nuove mail in arrivo. La prima è di Emanuele del Corriere di Carrù che chiede di poter intervistare il maresciallo Bresciano, mentre la seconda è del procuratore. Avendo difficoltà nell’ottenere informazioni sulla DF soft spa, mi invia quanto ritrovato a riguardo dell’ingegnere De Factis, fondatore dell’azienda. Sono decine e decine di pagine. Nato nel 1980 da famiglia benestante, si laurea con il massimo dei voti con una tesi sulla precisione del volo autonomo assistito da satellite. Inizia la carriera lavorativa come consulente, per poi aprire nel 2015 la Df srl poi convertita nel 2019 in spa dopo la cessione a una multinazionale con sede in Svizzera. Rimane in azienda con una piccola quota di capitale e il ruolo di responsabile comunicazione. Nulla di particolare attirerebbe la mia attenzione, se non fosse per un brevetto industriale che riporta anche il nome dell’ingegnere Graziella Finardi tra i depositari.
«Bonetti – sento la voce del maresciallo alle mie spalle – cosa leggi con così tanta attenzione?».
«Maresciallo – rispondo indicando col dito il nome della Finardi sullo schermo – non si tratta della moglie del signor Rivetti? La coppia che ha scattato foto e filmati la mattina del delitto? Bresciano, senza neanche rispondermi, apre l’archivio e prende la fotocopia del documento d’identità della signora Rivetti (che era stata in caserma martedì… nota di Bonetti). «Sì, direi che i dati anagrafici corrispondono – esclama –, si tratta sicuramente della stessa persona. Però, però… – aggiunge- –ricordiamoci delle parole del capitano Ligesti, manca al momento un qualunque collegamento tra il De Factis e la Finardi/Rivetti con la nostra vittima. Bonetti perché nel pomeriggio non ti dedichi al controllo dei tracciati del telepass, del bancomat e del cellulare del Giovanni Leone? Magari troviamo qualche informazione utile». «Comandi maresciallo, dopo pranzo mi metto subito al lavoro».
Giovedì 25 luglio ore 14,32.
Numeri, paesi, orari e importi, importi, orari, paesi e numeri. Ho una confusione in testa senza eguali e non è neanche mezz’ora che scorro tutte queste informazioni. Provo a chiedere una mano all’appuntato, che di computer ne capisce sicuramente più di me. «Bonetti –mi dice – hai provato ad esportare i dati in Excel per poi elaborarli con un foglio di calcolo?»
«Ehm, non ancora – ribadisco titubante – potresti farmelo tu per favore?». «Certo Bonetti, ma solo se mi porti un buon caffè». Dopo soli 15 minuti ecco che i dati sono belli ordinati e ordinabili a piacere. Ora sì che riesco a ragionarci su. Come già anticipato dal sostituto procuratore spesso il Leone era a Stresa, pochissime le telefonate che riceveva o effettuava, quasi tutte verso la sorella, cosa alquanto anomala visto il suo lavoro in campo immobiliare. Probabilmente aveva un altro cellulare non intestato a lui. Ma l’appuntato mi fa notare come negli ultimi sei mesi vi siano anche 2 o 3 rifornimenti di benzina settimanali, con una media stimata di 31,4 litri a rifornimento (ve l’ho detto che con i computer il mio collega ci sa fare!).
Stimando in circa 12-13 litri la capacità del serbatoio del suo scooter Beverly 350 potrebbe essere che oltre al “pieno” riempisse anche una tanica da 25 litri. Eccola lì la lampadina che di nuovo si accende, Leone era probabilmente l’uomo addetto al rifornimento del drone per lo spaccio.